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Nicola Giammarioli in interview with Affari & Finanza (Italian version)

ESM

Intervista al Segretario Generale MES Nicola Giammarioli
Pubblicata il: 28 Settembre in Affari & Finanza, Italia
Intervista fatta il: 24 Settembre
Intervistatore: Eugenio Occorsio
Lingua originale: Italiano

 
“Ai primi di marzo, quando si cominciava a intravvedere la portata catastrofica della crisi Covid, ci riunimmo in una stanza qui nella sede di Lussemburgo del Mes, e ci chiedemmo: cosa possiamo fare per aiutare i Paesi europei? Così è nata l’idea del Pandemic Crisis Support poi approvata dai ministri finanziari in maggio: fin dall’inizio era chiaro che non avrebbe avuto nulla a che fare con i nostri interventi passati". Nicola Giammarioli, segretario generale del Mes, il fondo salvastati al centro della bufera politica, dal 18 settembre è stato cooptato nel management board dell’istituzione e investito della cruciale doppia responsabilità di completare la riforma dell’organizzazione e sviluppare i nuovi strumenti finanziari a partire dalla linea di credito pandemica. E’ questa la prima intervista nella sua nuova posizione apicale. «La linea di credito per le spese sanitarie vale 36 miliardi per l’Italia e si distingue nettamente dalle nostre attività tradizionali: l’unica condizione è che venga usata per gli interventi nel settore sanitario resi necessari da questa sciagurata pandemia», conferma Giammarioli, perugino, classe 1972, bocconiano, PhD all’European University di Fiesole e specializzazione all’Ucla di Los Angeles, una lunga carriera alle spalle che l’ha portato alla Bce, al Tesoro con Padoa-Schioppa, all’Fmi e infine dal 2012 al Mes”.
 
Affari & Finanza: Lei ovviamente si tiene fuori dallo scontro politico, però da tecnico che idea si è fatto?

Nicola Giammarioli: Ci rendiamo conto che il dibattito in Italia ha assunto toni accesi, noi vogliamo presentare la situazione nei suoi termini oggettivi. Alcune persone, in Italia e in altri Paesi, cercano di sfruttare il dibattito in corso in chiave antieuropea: ma posso assicurare che il nostro sforzo è animato da un autentico spirito di solidarietà per i Paesi più colpiti dallo shock del Covid.

Il nodo è distinguere quest’intervento da quelli in Grecia, Irlanda, Portogallo, Cipro e Spagna, ognuno dei quali ha portato il marchio della Troika con tutte le controversie relative.

Mi faccia sottolineare che tutti i Paesi che hanno beneficiato della nostra assistenza finanziaria in passato sono usciti con le economie notevolmente rafforzate dai  programmi di aggiustamento, anche se oggettivamente questi possono essere stati duri sotto certi aspetti: hanno riacquistato l’accesso ai mercati a prezzi competitivi, hanno ripreso sentieri di sviluppo sostenibile crescendo più della media europea, hanno creato molti posti di lavoro. Venendo a oggi, la crisi è diversa da qualsiasi altra, pertanto le soluzioni devono essere diverse. La pandemia ha colpito tutti indistintamente e le conseguenze economiche non sono il frutto di politiche errate dei Paesi coinvolti. Era necessaria quindi una soluzione comune, complementare agli sforzi che ogni Paese sta compiendo, per preservare l’integrità dell’unione monetaria e il mercato unico. Ogni istituzione – Commissione, Bce, Bei – sta facendo la sua parte. Il nostro intervento al loro fianco è specificamente diretto a fronteggiare le spese sanitarie, dirette o indirette, connesse con la pandemia.

Forse sarà il nome “Mes”, che per alcuni è radioattivo…

Noi abbiamo a disposizione vari strumenti: non solo i prestiti per i programmi di aggiustamento macroeconomico utilizzati in passato, ma anche linee di credito precauzionali - mai attivate finora – destinate ad aiutare i Paesi che soffrono di uno shock esterno al di fuori del loro controllo. Una specie di assicurazione. La linea di credito di cui parliamo è uno di questi.

Lei dice “spese dirette o indirette”: per i banchi di scuola si potevano usare i fondi del Mes? Senza il Covid non ci sarebbe stato bisogno di comprarne di nuovi.

Beh, proprio i banchi forse no. Ma per nuovi reparti sanitari compresi i medici da assumere, per le attrezzature delle rianimazioni, per il ripristino degli ospedali e degli altri presidi territoriali, insomma per tutto quanto necessario a far fronte a possibili nuove emergenze, si può usare il fondo. E se un Paese lo richiede, per un ammontare pari al 2% del suo Pil, potrà utilizzare le risorse proprie che si liberano per altre spese importanti come le scuole. Inoltre visto che i fondi saranno a interessi negativi data la tripla A di cui gode il Mes, si determinerebbe un risparmio per le casse statali valutato in circa 4-5 miliardi in dieci anni.

Il nodo delle condizioni. Chi si oppone non crede che non venga applicata la “sorveglianza rafforzata” che scatta quando si ricorre a finanziamenti europei di ogni tipo. E’ in grado di sgombrare il campo dai dubbi?

Prima di me lo hanno fatto con autorevolezza il commissario Gentiloni e il vicepresidente Dombrovskis, che hanno inviato quest’estate a tutti i governi una lettera ufficiale rassicurandoli che la nuova linea di credito del Mes a sostegno della crisi pandemica è completamente diversa dagli strumenti utilizzati in passato. Si tratta di un caso eccezionale, come eccezionale è la pandemia e la recessione che ha causato. Le cosiddetta sorveglianza rafforzata della commissione si limiterà al controllo che i fondi ricevuti siano effettivamente spesi per la sanità e non sperperati.

Questa vicenda si interseca con la riforma del Mes, che prevede maggiori poteri in capo alla commissione e allo stesso Mes per monitorare i Paesi ad alto debito e stabilire se questo è sostenibile o va ristrutturato. Cosa risponde a chi teme connessioni fra i due momenti?

Come dice lei questa sovrapposizione è una coincidenza. La riforma non c’entra nulla con la linea di credito pandemica anche perché era in discussione da due anni, ed è legata allo sviluppo naturale del Mes, che è chiamato a cooperare con la commissione fornendo specifiche valutazioni tecnico-finanziarie. La riforma è necessaria per mettere un altro tassello nella costruzione dell’unione bancaria: infatti il Mes sarà dotato di uno strumento ulteriore d’intervento pari a circa 60 miliardi da usare nel caso di crisi bancarie e qualora non è più sufficiente il fondo di risoluzione europeo. Come vede, qualcosa di diverso e concettualmente separato dalla crisi pandemica.

 
 

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